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Pozzo di San Patrizio

Al centro di Orvieto, vicino ai giardini che comprendono resti etruschi, si trova il pozzo di San Patrizio, seconda attrazione cittadina dopo il Duomo.

Il pozzo di San Patrizio venne realizzato nel XVI secolo per garantire acqua alla cittadina in ogni momento dell’anno, in caso di calamità oppure per un prolungato stato di assedio.

L’area in cui fu edificato il pozzo è interessante da più punti di vista. Consigliamo la visita innanzi tutto per il suggestivo panorama che si può ammirare su tutta la valle orvietana ma anche per la vicinanza con il tempio etrusco del Belvedere e la rocca, oggi sistemata a giardino pubblico. L’ingresso si trova accanto alla stazione superiore della funicolare, ideata per rendere più agevole il collegamento tra la parte inferiore e la parte superiore della rupe, quindi è anche facilmente raggiungibile.

Il pozzo di San Patrizio fu fatto scavare da papa Clemente VII che si era rifugiato ad Orvieto durante il sacco di Roma nel 1527. Il progetto volle affidarlo al fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane. Durante le assenze del Sangallo i lavori furono diretti da Giovanni Battista da Cortona, mentre le parti decorative sono di Simone Mosca. Nel 1532 alla profondità di duecento piedi si trovò anche un sepolcro pre-etrusco. Si scavò prima nel tufo e poi nell’argilla e, raggiunta la falda acquifera, si ricostruì in mattoni il profondo cilindro. I lavori finirono nel 1537.
A sezione circolare è profondo sessantadue metri e largo tredici. Intorno alla canna del pozzo girano a spirale due scale a chiocciola progettate in maniera tale da correre sovrapposte l’una all’altra senza però comunicare tra loro: ciò serviva a far si che le persone con i muli che si recavano nel fondo del pozzo ad attingere acqua non intralciassero il cammino di chi, dopo essersi procurato l’acqua, stava risalendo in superficie.
Ogni scala ha duecentoquarantotto scalini comodissimi, facili da scendere anche per le bestie da soma. Le scale prendono luce da settantadue finestre centinate aperte nella canna. La luce viene diminuendo a mano a mano che si discende, fino a diventare penombra. In fondo alla canna un piccolo ponte collega le due scale.
La parte esterna del pozzo, consiste in una larga e bassa costruzione cilindrica, è decorata da gigli farnesiani di Paolo III, nella quale si aprono due porte ai punti diametralmente opposti.
Sul fondo il livello dell’acqua, alimentata da una sorgente naturale, si mantiene costante per via di un emissario che fa defluire la quantità eventualmente in eccesso. Il ponte che unisce le due scale è sempre praticabile.
Il pontefice incaricò anche Benvenuto Cellini di coniare una medaglia, oggi conservata ai musei Vaticani, con la scritta “UT POPULUS BIBAT” (“perché il popolo beva”), dove è rappresentato Mosè che colpisce con la verga una roccia da cui sgorga l’acqua davanti al popolo ebreo in fuga, mentre uno di essi ne attinge con una conchiglia.
Sull’entrata la scritta “quod natura munimento inviderat industria adiecit” (“ciò che non aveva dato la natura, procurò l’industria”) celebra la potenza dell’ingegno umano capace di sopperire le carenze della natura.
Purtroppo Clemente VII non vide mai realizzata l’opera, che fu portata a termine quando sul soglio pontificio sedeva Paolo III Farnese. Oggi è possibile visitare il pozzo, per intero, diventato museo.

L’etimologia del nome è piuttosto strana, in effetti questo pozzo è stato collegato ad un’enorme cavità, quasi senza fine, che si trova in Irlanda. In passato si pensava addirittura che questa cavità fosse collegata con il mondo dell’aldilà, cioè che oltre questa si aprissero le porte del Purgatorio. Qui san Patrizio, che in Irlanda fece opera di evangelizzazione per molto tempo, amava ritirarsi in preghiera.
Il papa, che conosceva bene la storia del santo decise di dedicargli il pozzo perché gli ricordava, vista la sua profondità, il baratro irlandese in cui il santo pregava. Di conseguenza il pozzo da militare acquisì con il nuovo nome un’aurea di sacralità. Oggi con l’espressione “pozzo di san Patrizio” si usa anche indicare una riserva misteriosa e sconfinata di ricchezze.

 

 

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